Destiny Quest
Dopo lunga attesa approda sulle italiche sponde, grazie all’impegno e alla dedizione di Giochi Uniti, "La Legione delle Ombre", primo mastodontico capitolo (ci si attesta su quasi 1000 paragrafi) della collana DestinyQuest. La serie, concepita dal britannico Michael J. Ward nel lontano 2012, vanta all’attivo in lingua originale altri tre tomi di analoga stazza e potrebbe essere descritta, secondo una definizione non troppo azzardata, come un azzeccato esperimento di ibridazione tra librogame e videogiochi stile Diablo o World of Warcraft.
Le vicende narrate in "La Legione delle Ombre" trovano spazio in un caratteristico quanto sfaccettato universo fantasy a tinte talvolta squisitamente favolistiche, talaltre più inquietantemente cupe e orrorifiche.
L’innesco è il risveglio del protagonista in uno scenario da postumi da sanguinolenta imboscata, con la memoria in pessimo stato (non ricorda il passato recente o remoto, né tantomeno il significato del bizzarro marchio che si ritrova impresso sull’avambraccio) e a portata di mano la lettera di raccomandazione di un cadetto (perito nell’assalto subito) che doveva completare il proprio addestramento presso un illustre tutore. Da lì in poi il nostro alter-ego vagabonderà all’interno di tre mappe - a cadenzare i relativi atti che segnano la progressione della trama - intraprendendo missioni, o Quest, da gestire in totale autonomia: un codice di colori ne identifica il livello di difficoltà ma le si potrà affrontare nell’ordine che si ritiene più congeniale, anche inaugurandone una ed interrompendola per poi riprenderla successivamente da dove la si era lasciata. A rifinitura, le mappe sono punteggiate da Mostri Leggendari (avversari particolarmente temibili) e Boss di fine quadro, la cui disfatta comporterà l’accesso all’atto successivo.
Ma più dell’ambientazione, il tratto davvero distintivo di questo titolo è l’attenzione che viene riservata alla definizione del personaggio. Si comincia equanimamente e democraticamente con statistiche a zero e zaino vuoto, e il nostro compito sarà quello di far evolvere l’eroe (a circa un terzo della storia si potrà inforcare il Percorso del mago, del guerriero o della canaglia) ed equipaggiarlo così da trasformarlo in una macchina da guerra grazie ad una miniera di armi primarie o secondarie, talismani, protezioni, capi di vestiario e così via.
In un’architettura così delineata va da sé che i combattimenti costituiscano il momento topico dell’avventura. Il sistema di base è estremamente intuitivo, fondandosi sul classico trittico di caratteristiche di attacco (Velocità), danno (Vigore o Magia stabiliscono la letalità dei fendenti, fisici o fatati essi siano) e protezione (Armatura), integrato da un punteggio di Salute che, azzerato, decreterà la sconfitta (ma
attenzione…non la morte!).
Più che dal tradizionale lancio di dadi però le sorti della pugna saranno determinate dall’accortezza con cui sfrutteremo le Capacità, ossia i poteri speciali conferiti dagli item di equipaggiamento. Qui l’autore ha veramente dato libero sfogo all’immaginazione, ideando un repertorio sterminato di abilità supplementari (sbirciare in appendice per credere) estraibili come conigli dal cappello durante lo scontro e suscettibili di sovvertirne drasticamente l’esito (anche qualora si partisse con punteggi sfavorevoli) a colpi di modificatori, danni addizionali inflitti a fine round e catalizzatori che pompano le nostre forze. E se comunque finisse male non bisognerà angustiarsi troppo dato che, come si motteggia a titolo di una sezione del regolamento, il decesso qui non è situazione definitiva; potremo ritentare il combattimento da capo o addentrarci in un’altra Quest, propedeutica a racimolare l’armamento e le pozioni necessarie a corazzarci più adeguatamente alla tenzone.
Dimenticate gli anonimi avventurieri in cerca di ricchezze o i protagonisti pre-impostati di altre blasonate serie: con DestinyQuest e "La Legione delle Ombre" l’architrave dell’interattività si sposta dai bivi alla progressiva costruzione del personaggio. Avrete una tela bianca da dipingere come più vi aggrada e vi immergerete in una serie di scontri mozzafiato in cui un lampo di genio dell’ultimo istante potrà salvare la vita al pupillo che, paragrafo dopo paragrafo, avete amorevolmente coltivato.