In questo librogame il protagonista NON sei TU. Lo dichiara senza fronzoli Valentino Sergi nell’introduzione al suo “The Horror Gamebook”. L’opera trae ispirazione dall’immaginario e dalle suggestioni di Edgar Allan Poe e il distinguo palesato poco sopra - lungi dall’essere una mera formuletta accattivante - non è l’unica ragione per cui debba considerarsi brillante e visionaria per intreccio, gameplay e grado di introspezione.

Il nostro avatar si risveglia in una fetida e oscura cella, immemore ed inconsapevole delle proprie colpe, in procinto di essere torturato e giustiziato da truci inquisitori. Non è che l’inizio di un viaggio teatrale e lisergico, attraverso tappe ed episodi che si richiamano ai più celebri racconti del tormentato autore di Boston (“Il pozzo e il pendolo”, “Il cuore rivelatore”, “Il gatto nero”, per citarne alcuni).

Angoscia, frustrazione, alienazione e vertigine di fronte al male assoluto ci accompagneranno con devozione nella ricerca di un rimedio per debellare la Morte Rossa: il morbo che porta all’ineluttabile marcescenza delle carni e dello spirito di chi ha avuto la sventura di contrarlo.

I tasselli dell’intricato mosaico da assemblare per conseguire lo scopo si nasconderanno tra le crepe degli edifici di un villaggio fatiscente, tra le anime inquiete che lo popolano, nelle pieghe della mente di derelitti in eterno anelito di redenzione. E quando la matassa verrà dipanata, il quadro che ne uscirà sconvolgerà la percezione della realtà del protagonista (ma anche quella di chi legge; qui non si lesina affatto con il travalicamento della quarta parete).

“The Horror Gamebook” non richiede schede di gioco, lanci di dadi o compilazioni di caratteristiche. È sufficiente che il lettore memorizzi la disponibilità di particolari oggetti, il vissuto delle azioni pregresse e… l’atteggiamento dell’avatar nei suoi confronti. Già, perché la disposizione dell’eroe verso chi lo manovra muterà a seconda della gratuità con cui verrà indotto a subire supplizi e vessazioni, e non sempre si potrà confidare in una accondiscendenza docile e passiva alle direttive impartite.

In “The Horror Gamebook” si muore tanto e pure male, ma il nostro avatar sarà suscettibile di rigenerarsi in determinate ubicazioni del villaggio, conservando (quasi sempre) ricordi ed equipaggiamento. Tutto ciò potrebbe sembrare un espediente posticcio per “salvare la partita”, ma non ci si deve lasciare ingannare: le resurrezioni, così come la ricorsività e i loop (forzati, se si vuole concludere “felicemente” la vicenda) si riveleranno caratteri organicamente integrati e giustificati nella costruzione della trama e nel disvelamento dell’enigma complessivo (approfondire ulteriormente questo punto significherebbe indulgere allo spoiler…). Ecco perché, a fronte di neppure 200 paragrafi, l’esperienza di lettura si dimostrerà tutt’altro che rapida e immediata.

Chi conosce i precedenti lavori di Valentino Sergi sa che sono architettati in modo da dare l’impressione di sfogliare un librogame creato ad hoc dagli autori classici, riproponendo anche stralci estesi dai testi di riferimento, e anche in “The Horror Gamebook” echi della scrittura originale di Poe risultano ben avvertibili.

A livello editoriale la raffinatezza del prodotto si esprime in vari modi: dalla scelta della carta lucida alle superlative illustrazioni, alla pluralità dei font utilizzati. Tutti questi elementi non costituiscono un semplice valore aggiunto, ma partecipano attivamente all’universo significante del gioco.

“The Horror Gamebook” è al contempo avventura di intrattenimento e riflessione che si ritorce su sé stessa sulla natura del librogame. Mentre noi ce ne stiamo in panciolle a fingerci grandi burattinai, i nostri alterego prendono botte a causa di decisioni maldestre, cadono in trabocchetti truculenti per tiri di dado proibitivi, soccombono perché stentiamo a risolvere quesiti matematici da terza elementare.

Una volta riposto “The Horror Gamebook” sullo scaffale (o ovunque si deciderà di metterlo…) sarà impossibile guardare ai librogame con gli stessi occhi.