Re Rosso - 7 Vite da Giocare
Astuzia machiavellica, genio strategico e organizzativo, pragmatica capacità di soppesare potenziali scenari e schemi d’azione in virtù delle molteplici conseguenze sono qualità dalle quali un monarca che ambisca a condurre il proprio regno verso sorti magnifiche e progressive non può prescindere. Ma se il suddetto monarca dovesse rivelarsi carente in tale senso non è il caso di angustiarsi oltremisura, poiché le doti di cui
sopra di certo non mancheranno… al suo gatto!
In “Re Rosso” - creatura di Roberto Saguatti sotto l’egida di Plesio Editore - saremo chiamati ad interpretare esattamente quel gatto, ovvero Re Ross 38°, ultimo rampollo di una nobile stirpe che ha accompagnato nel corso della storia (e non con blanda fedeltà canina, ma con la distaccata lealtà del felino) la corrispondente dinastia reale, assecondandola in stagioni di pace e serenità e adeguatamente indirizzandola nei periodi di crisi. Se già la vita di un gatto comune è costellata di agi e relax, figurarsi quella del gatto di un regnante.
Purtroppo per Re Ross 38° però, la routine di luculliani pasti somministrati da servi compiacenti, grattini a profusione e sonnellini a pancia all’aria viene spezzata da un dispaccio, foriero di fosche notizie: il duca di Dogville, in visita al castello, è a capo di una
congiura volta a scalzare dal trono il “nostro” umano (sì, perché solamente nella misera e patetica prospettiva umana è il gatto ad essere posseduto da noi).
Proprio durante il regale banchetto (e a seguito di una scena dal vago sentore shakespeariano) il “nostro” re viene catturato ed imprigionato, e a questo punto starà a noi muovere le leve necessarie affinché la legalità venga ripristinata e gli infidi eversori puniti.
Potremo fare affidamento su qualche cortigiano (ma non tutti si dimostreranno egualmente bendisposti verso di noi), darci all’esplorazione degli oscuri sotterranei del castello per liberare il re dalle segrete, oppure radunare i nostri simili sotto il comune vessillo di una rivolta diretta a soverchiare l’iniquo neo-governante. Tutto questo in soli 175 paragrafi.
La vicenda di “Re Rosso” è affrontabile secondo tre livelli di gioco differenti. Se si opta per il più agevole (“Storia a Bivi”) sarà sufficiente concentrarsi sulle scelte (ignorando statistiche e punteggi), altrimenti occorrerà aggiungere all’armamentario un dado a 20 facce (reperibile oramai ovunque, anche in forma di applicazione). In modalità “Pugnale” basterà annotare il numero di vite perse dall’eroe micesco (in combattimento o in altre situazioni), mentre in modalità “Gladio” per ciascuna vita si dovranno rendicontare anche i punti salute. E parlare di “numero di vite” qui risulta filologicamente calzante dato che, come ogni gatto, Re Ross di vite ne possiede sette, e ciò significa non dover ricominciare da capo ad ogni sconfitta in battaglia o ad ogni decisione poco azzeccata.
All’autore va così riconosciuto il merito di aver escogitato un espediente simpatico e tutt’altro che artificioso per aggirare uno dei problemi più spinosi che affliggono i librogame, cioè quello delle instant death.
Con “Re Rosso” Plesio Editore confeziona un prodotto ben scritto, semplice senza essere semplicistico, dal regolamento snello (qualunque dei tre si adotti) e adatto anche ad un pubblico giovanissimo (ma attenzione, l’etologia felina non sempre è scevra di lati cruenti…), in sintesi il punto di ingresso ottimale per chi intenda approcciarsi al variegato universo della letteratura interattiva. E lo fa ribadendo un concetto con cui è ora che l’umanità faccia apertamente i conti, ossia che dietro un grande sovrano si cela sempre un grande gatto.
P.S. Ragione in più per fruire di questo piacevole volumetto è che parte dei proventi delle vendite viene devoluta al gattile di San Giovanni in Persiceto, intitolato a colui che probabilmente per l’autore è stato fonte di ispirazione, ovvero a “Re Gino” (verificare la storia per credere!).