Il genere fantascientifico non è mai stato tra i più battuti nella storia della letteratura interattiva. Fatta salva qualche doverosa eccezione, sporadici e solitamente non particolarmente memorabili sono stati gli episodi in questo senso. A riscattare la situazione e, in un'unica mossa, ad attestare il bilancio qualitativo su valori nettamente positivi ci pensano Gabriele Simionato e la oramai pluridecorata casa editrice Aristea con “Vesta Shutdown”, capofila di una collana (intitolata “Nuovi Mondi”) a suddetto tema.

L’anno è il 2156 e siamo a 200 milioni di chilometri dalla Terra, in quella riserva da safari per geologi che è la cintura asteroidale tra Marte e Giove. Vesta, assieme ad altri tre macigni spaziali addomesticati dall’uomo, forma un complesso minerario grazie al quale preziosi elementi chimici vengono estratti dai massi orbitanti, convogliati in un’apposita struttura e infine scagliati con una sorta di bolas siderale (versione futuribile della cara vecchia fionda biblica) verso la Luna e la parte civilizzata del sistema solare.

Il nostro alter-ego, il betatenente Niklas Chavallane, è il capo-responsabile dell’avamposto e tre saranno le incombenze che gli verranno notificate, al risveglio in quella che dovrebbe essere una giornata di routine:

  • Un’avaria al satellite che gestisce le comunicazioni con la Terra
  • Un anomalo decremento della gravità rilevato dai sofisticati strumenti del dipartimento scientifico
  • Un’improvvisa insorgenza di casi di emicrania in uno dei distaccamenti vicini

Tre comunissime grane che ben presto trascineranno l’impavido betatenente lontano nello spazio e nel tempo, lungo una catena di eventi che si riveleranno essere singole tessere di un oscuro mosaico, un complotto interstellare sul quale il nostro sarà chiamato a fare luce.

Nel corso delle sue arzigogolate peripezie Niklas Chavallane transiterà da un satellite all’altro, aggirerà ostacoli avvalendosi di cabalistiche permutazioni di oggetti e combinazioni degne di un’avventura grafica, si esibirà in adrenaliniche acrobazie munito di sola tuta spaziale (sconsigliata ai deboli di cuore la sequenza dell’atterraggio di fortuna sulla superficie di uno degli asteroidi gemelli).

L’alea del doppio dado sancirà il successo nelle prove, ma l’Esperienza, accumulata grazie alle difficoltà affrontate o agli errori di cui è stato fatto tesoro, potrà giungere in soccorso nei momenti critici.

Tutto questo allestimento di fondo viene implementato dal meccanismo di gestione della tuta EVA (Extra Vehicular Activity). Energia e Ossigeno saranno risorse da centellinare e investire con parsimonia, pena il ritrovarsi a fluttuare boccheggianti nell’ostile vuoto dello spazio cosmico.

Se la matematica che presiede al superamento delle prove non si dimostrerà ostica, i cadetti astrali distratti o non abbastanza “sul pezzo” non verranno risparmiati. In “Vesta Shutdown” l’asticella dell’attenzione richiesta al lettore è medio-alta e chi pensa che abbandonarsi pigramente alla corrente dei rimandi tra paragrafi sia la strategia vincente sbaglia di grosso.

Gli enigmi, decisamente di livello, non vengono semplicemente calati dall’alto ma risultano splendidamente integrati nel tessuto narrativo.

Molta carne al fuoco insomma, tanto che dal materiale e dall’intreccio di questo titolo si sarebbe potuta ricavare una serie intera. Se vi piacciono i librogames e se non disdegnate il genere fantascientifico, a meno che già non lo possediate non esiste una sola ragione al mondo per non fare vostro questo volume.