Saints of War è una saga galattica che rientra nella definizione classica di fantascienza, con qualche licenza poetica. Qui il genere è contaminato da varie fonti cult del Cinema e della Letteratura che, dagli appassionati, vengono comunemente chiamati “fantasy stellari”. Nella Spirale, la galassia fittizia in cui è ambientato il gioco, a condurre la trama sono le azioni di Personaggi dagli straordinari poteri: i Saints.
Le loro conoscenze tecnologiche si mischiano a un misticismo profondo e alla Fede nei confronti di qualcosa di più grande. Le abilità di questi personaggi sono migliorate dagli Shell, le armature che indossano costituite da materiali che vengono considerati delle vere e proprie reliquie magiche dalle popolazioni dei vari mondi. Una parte della galassia vuole ottenere le armi e gli artefatti dei Saints, utilizzandole per assoggettare i pianeti o venderle per trarne profitto. Sebbene i Saints si troveranno ad affrontare pericoli e avversari, non esistono veri antagonisti: questo GDR serve per portare alla luce ogni possibile sfumatura di grigio, soprattutto quelle che colorano la personalità dei Personaggi Giocanti. I Saints, proprio perché detentori di un grande potere, sanno di portare sulle spalle anche grandi responsabilità. Qualsiasi scelta che faranno, qualsiasi azione che compiranno, avrà delle conseguenze.
Attraverso ogni sessione i giocatori dovranno affrontare dilemmi morali ed etici che arricchiscano l’esperienza ludica del giocatore, fino al raggiungimento di una maggiore comprensione di se stesso e degli altri partecipanti.
Da epoche immemori una Guerra Infinita sconvolge la Spirale. I protagonisti di questi scontri cambiano a seconda delle Ere, ma alcuni rimangono sempre al centro di tutto e condizionano gli esiti delle battaglie: i Saints. Questi fanno parte di Ordini super partes che interagiscono con gli altri Personaggi per compiere missioni in linea con il loro Credo.
Questo GDR promette di inoltrare i giocatori in una storia densa di dilemmi morali. Lo scopo è quello di emozionare i partecipanti e intrigarli con quesiti difficili da risolvere con la sola ragione.
Perciò il tiro dei dadi a sei facce, principale strumento di gioco, è ridotto al minimo indispensabile ed è invece la narrazione a guidare le sessioni.
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